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Fabio Genellina
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: Fabio Genellina

Oltre il fatturato, c’è il valore. Oltre il prodotto, c’è la visione

Bergamo, Città Alta, una serata prima di Natale, un giro per le belle vie storiche illuminate.

E non solo.

Partecipare o ispirarsi a progetti come Mirabilia (https://mirabilia.site/) significa guardare alla metalmeccanica con occhi nuovi. Non si tratta di “abbellire” un capannone, ma di raccontare l’anima di un’azienda al di fuori delle logiche del business puro.

Perché l’interazione tra arte e industria è fondamentale oggi?

  1. Senso di appartenenza: L’arte nobilita il lavoro e lo rende orgoglio collettivo.
  2. Employer Branding: Mostra un’azienda capace di pensiero laterale, aperta e vibrante.
  3. Comunicazione di valore: Spiega la complessità della tecnica con la semplicità dell’emozione.

La capacità tecnica è un’arte della precisione. Celebrare questa connessione significa investire nel capitale umano e nella storia del territorio.

Complimenti a Nicro SPA, TB Group, Beplano, all’amministrazione del Comune di Bergamo e al team di Mirabilia, costruisce ponti tra il mondo del “fare” e quello del “sentire”.

Strutture parlanti: chiarezza per l’uomo, problemi per i sistemi

Tutto nasce da una buona intenzione.
“Facciamo una struttura chiara, così tutti capiscono dove sono i file”.

Cartelle annidate, nomi lunghi, super descrittivi.
La struttura parla. Anzi, racconta tutta la storia del progetto.

Poi, un giorno, arriva la prima segnalazione.

Il file non si apre (ma esiste)
Su Windows, molti programmi (e non solo il sistema operativo) hanno limiti sulla lunghezza massima del percorso completo: cartelle + sottocartelle + nome file.

Quando questo limite viene superato:

  • il file è visibile
  • il file è copiabile
  • ma non è apribile da alcune applicazioni

Non perché sia corrotto, ma perché il percorso è troppo lungo per essere gestito correttamente.

La “soluzione”?
Copiare il file sul desktop. Rinominare. Accorciare il percorso.
Funziona… ma è già un segnale che qualcosa non va.

Nei backup il problema esplode davvero
Nei sistemi di backup la situazione diventa più critica.

Molti software:

  • riescono a salvare file con percorsi molto lunghi
  • ma non riescono a cancellarli durante le fasi automatiche di retention e cleanup

Questo porta a effetti a catena:

  • i file “non cancellabili” si accumulano
  • lo spazio disponibile diminuisce drasticamente
  • servono storage sempre più grandi, spesso inutilmente
  • con costi crescenti per dischi, licenze e infrastruttura

E soprattutto: ciò che dovrebbe essere automatico diventa manutenzione manuale, interventi periodici, script, workaround, tempo perso dall’IT solo per “ripulire” ciò che il sistema non riesce più a gestire da solo.

Il paradosso
Più una struttura è “parlante”, più diventa fragile e costosa nel tempo.

La vera buona pratica
La chiarezza va progettata, non lasciata crescere all’infinito:

  • limiti alla profondità delle cartelle
  • nomi file chiari ma essenziali
  • regole di naming pensate anche per sistemi operativi e backup

Perché una struttura efficace non deve solo essere leggibile dall’uomo, ma gestibile dalle macchine.

Vi è mai capitato di dover intervenire manualmente su un backup che “in teoria” avrebbe dovuto funzionare da solo?

“Dobbiamo essere più vicini alle persone.” Sicuri che sia sempre la scelta giusta?

Nel linguaggio aziendale contemporaneo, parole come vicinanza, collaborazione e leadership informale sono diventate quasi dogmi.
Peccato che, molto spesso, vengano tradotte in comportamenti che generano l’effetto opposto: disagio, chiusura e conflitti latenti.

Edward T. Hall ha descritto quattro distanze prossemicheintima, personale, sociale e pubblica — che regolano il modo in cui le persone percepiscono sicurezza, rispetto e ruolo nelle interazioni.

Non è psicologia astratta. È pratica organizzativa quotidiana.

  • La distanza intima non è una leva manageriale: quando viene forzata, produce invasione e perdita di fiducia.
  • La distanza personale è il perimetro minimo del rispetto professionale: senza di essa, ogni feedback diventa un attacco.
  • La distanza sociale è quella dei ruoli, dei processi e delle responsabilità chiare: se manca, nasce confusione.
  • La distanza pubblica serve per comunicare visione, regole e obiettivi comuni: senza, prevalgono interpretazioni personali.

Il punto non è “avvicinarsi” o “allontanarsi”, ma sapere quale distanza è funzionale in quel momento.

Avvicinarsi ai problemi è indispensabile.
Avvicinarsi ai processi è corretto.
Invadere lo spazio delle persone, invece, non migliora né le relazioni né le performance.

Il rispetto delle distanze è una forma concreta di rispetto delle persone.
E senza rispetto, nessun metodo, nessuna leadership e nessun miglioramento continuo possono funzionare davvero.

Nella tua organizzazione, quali distanze vengono più spesso confuse?
Confrontiamoci nei commenti.

Nicro SPA

“Abbiamo richiesto l’intervento per migliorare i processi in ottica Lean Management. Mi ha soddisfatto molto l’approccio collaborativo adottato dai consulenti, che ha favorito il coinvolgimento attivo del team. Tutti si sono sentiti parte del cambiamento e questo ha aumentato l’efficacia del progetto”.

Sara Ferrarini

HR Manager

Omicron Italia S.r.l.

“Ho partecipato al PERCORSO DI ACCELERAZIONE MANAGERIALE E GUIDA AZIENDALE con Fabio Genellina e mi ha molto soddisfatto l’organizzazione, la preparazione del consulente, la chiarezza, il materiale disponibile, la concretezza, la capacità di ascolto, l’attenzione ai bisogni dei partecipanti”.

Redaelli Maria Enrica

Impiegata Amministrativa

Team e confronto costruttivo

In un interessante articolo apparso su “Il Sole 24 Ore” si analizza il vantaggio organizzativo che le differenze di genere (e non solo) riescono ad apportare. Il confronto e la condivisione di punti di vista, approcci e soluzioni che un team eterogeneo di persone può mettere sul tavolo è, sicuramente, un enorme beneficio rispetto all’accentramento decisionale: mettere in atto un cambiamento che porti dall’uno a molti è un percorso in salita ricco di ostacoli.
La maggior parte delle PMI è strutturata in modo piramidale: è molto più comodo concentrare su un unica figura l’onere di scegliere (e, di conseguenza, la colpa di un errore); in modo simmetrico, però, diventa altrettanto difficile per quella persona, una volta innescato il cambiamento, lasciare che siano altri a proporre e rimanere in secondo piano, attendendo i risultati.
Il “board” che guida l’azienda deve organizzarsi periodicamente per avere una visione a 360° di ciò che succede e deve saper parlare di strategia a medio-lungo termine senza tralasciare la quotidianità, ma scindendo in modo netto i momenti di discussione.
In quella tavola rotonda, tutti sono uguali e liberi di esprimere la propria opinione che deve essere accolta e discussa senza preconcetti. Visioni diverse, possono portare a scelte più efficaci perchè analizzano punti di vista spesso sottovalutati o ritenuti poco impattanti.
Questo vale soprattutto nella gestione delle persone, che sono il vero capitale aziendale. La gestione “combinata” del personale porta vantaggi competitivi e, sempre più spesso, una maggiore valorizzazione delle competenze.
Creare collaborazione significa individuare un obiettivo comune per tutti, condiviso, a cui tutti aspirano in egual maniera e, pur con punti di vista diversi, tutti vogliono raggiungere apportando, ognuno per la propria area, l’aiuto necessario a tutto il team.
Una squadra di calcio, di pallavolo, basket, ciclismo, una cordata di alpinisti: sono tutti esempi che possono essere presi a modello.
La difficoltà vera è plasmare quel modello in ambito aziendale: è facile sentirsi parte di una squadra nello sport, più difficile “far parte” (o “sentirsi parte”) della stessa azienda.
Noi possiamo aiutarvi a costruire la squadra!

Durante le sessioni di consulenza, mi scontro con questo problema quotidianamente. Un gruppo di persone che deve lavorare insieme ma che non è una squadra.
Fare squadra significa accettare ruoli diversi, opinioni diverse e capacità diverse.
Significa crescere e far crescere. Significa avere un metodo oggettivo di valutazione che si applica a tutti e che possa valorizzare in maniera equa ogni figura.
Significa condividere ed aiutare. Ma anche lasciare spazio agli altri.
Questa è la cosa più complessa: se uno è più bravo, mi ruba il lavoro. Se viene ascoltato, mi mette in ombra. Lui non capisce niente, io invece ho la verità in mano.
Se sei bravo, l’azienda saprà valorizzarti.

Voi come vi comportate?

https://www.ilsole24ore.com/art/quando-differenze-e-confronto-sono-vantaggio-organizzativo-azienda-AHzE0JR

Un circolo Virtuoso per il Successo: l’integrazione della Certificazione ISO 9001 con l’analisi dei processi e la ristrutturazione aziendale

La certificazione ISO 9001 rappresenta un punto di riferimento per le aziende che vogliono garantire standard di qualità elevati e migliorare continuamente le proprie performance. Tuttavia, per ottenere il massimo beneficio da questa certificazione, è fondamentale integrarla con un’accurata analisi dei processi e, se necessario, con una ristrutturazione aziendale.

L’analisi dei processi è un’attività cruciale per comprendere il funzionamento dell’azienda, individuare inefficienze e ottimizzare le operazioni. La certificazione ISO 9001 richiede un approccio basato sulla gestione per processi, il che significa che l’azienda deve:

  • Mappare i processi aziendali chiave.
  • Identificare input, output e interazioni tra i vari reparti.
  • Valutare i rischi e le opportunità associate a ciascun processo.
  • Monitorare costantemente le performance e implementare azioni di miglioramento.

Senza un’adeguata analisi, l’ISO 9001 rischia di rimanere un mero adempimento burocratico, piuttosto che uno strumento di crescita reale.

Quando l’analisi dei processi evidenzia inefficienze strutturali, diventa necessaria una ristrutturazione aziendale. Questa può riguardare diversi aspetti, tra cui:

  • La ridefinizione delle responsabilità e dei ruoli.
  • L’ottimizzazione delle risorse e delle tecnologie impiegate.
  • Il miglioramento della comunicazione interna.
  • La semplificazione dei flussi di lavoro.

Integrare la ristrutturazione aziendale con la certificazione ISO 9001 permette di garantire che i cambiamenti siano sostenibili e orientati alla qualità, evitando il rischio di interventi isolati e poco efficaci.

La certificazione ISO 9001, l’analisi dei processi e la ristrutturazione aziendale non devono essere visti come elementi separati, ma come componenti di un sistema integrato di miglioramento continuo. L’analisi aiuta a identificare le aree di intervento, la ristrutturazione apporta i cambiamenti necessari e l’ISO 9001 assicura che tutto sia documentato e monitorato nel tempo. Questo approccio permette all’azienda di:

  • Aumentare l’efficienza operativa.
  • Migliorare la soddisfazione del cliente.
  • Ridurre sprechi e costi.
  • Rafforzare la propria competitività sul mercato.

In conclusione, integrare la certificazione ISO 9001 con l’analisi dei processi e la ristrutturazione aziendale non solo migliora la qualità e l’efficienza, ma crea anche le basi per un successo duraturo e sostenibile.