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Fabio Genellina
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Categoria: Business

Come si costruisce un’azienda desiderabile

Durante una survey sul clima aziendale, le 6 qualità più apprezzate dai dipendenti di un’azienda sono state:

Posso assentarmi dal lavoro quando peso di averne bisogno

Apprezzo il modo in cui contribuiamo alla comunità

In questa azienda vengono assunte persone in sintonia con i nostri valori e la nostra cultura organizzativa

Quando una persona è assunta, viene fatta sentire la benvenuta

Nella mia azienda riusciamo a fare gruppo anche lavorando in smart working

Sono orgogliosa/o di dire che lavoro per questa azienda

Occorre promuovere un modello culturale di organizzazione aziendale positiva, basato sulla felicità dei propri dipendenti. La felicità deve essere trattata come una competenza che, come tale, può essere acquisita e allenata. Un ambiente di lavoro positivo infatti stimola innovazione, creatività e favorisce la produttività.
Le iniziative aziendali vanno rivolte verso il prendersi cura della persona a 360°.
Deve essere salvaguardato il benessere della mente (richiesta, peraltro, supportata anche dal D.Lgs 81/08) attraverso la possibilità di poter ricevere supporto nella soluzione di problemi personali (contrariamente alla massima “i problemi personali fuori dall’ambiente lavorativo”).
Si deve spingere verso il benessere del corpo, per esempio con iniziative che incentivano il movimento e la consapevolezza di un corretto stile di vita: ciò può creare anche coesione tra i dipendenti, integrando attività di team building.
Un programma di welfare associa l’attenzione agli aspetti retributivi ad un pacchetto di servizi che ciascun dipendente può scegliere in base alle proprie esigenze.
Le iniziative mirate a favorire la conciliazione tra vita professionale e personale come l’orario di ingresso flessibile, la possibilità di lavorare in smart-working, il permesso retribuito nel giorno del compleanno, i permessi di paternità e di malattia dei figli (in aggiunta a quanto previsto dalla legge), e permessi legati ad attività di volontariato, sono tutti incentivi che spingono i dipendenti ad un’affezione verso l’ambiente lavorativo, perché sentito come parte integrante della vita e non con necessità di sopravvivenza.

Benefici della pandemia?

Abbiamo trascorso il 2020 concentrandoci sul supporto ai dipendenti durante la pandemia. Sicuramente i vantaggi legati alla possibilità di lavorare da qualsiasi luogo sono stati utili per superare questo momento difficile.

Da sempre i nostri dipendenti vengono in ufficio per risolvere problemi , tuttavia, molti di noi stanno sempre più apprezzando anche la flessibilità di lavorare da casa un paio di giorni alla settimana, trascorrere del tempo in un’altra città per una parte dell’anno o addirittura trasferirsi lì in modo permanente. Il futuro dei posti di lavoro sta cambiando.

Negli ultimi anni, un colosso come Google, ha reinventato un ambiente di lavoro ibrido: stanno testando nuovi uffici polifunzionali e spazi di lavoro privati e stanno lavorando con i team per sviluppare una tecnologia video avanzata che crei una maggiore equità tra i dipendenti in ufficio e quelli che si uniscono virtualmente. Tutti questi sforzi ci aiuteranno a lavorare con maggiore flessibilità.

I vari “Workplace” di Google dispongono di pareti con lavagna mobile, scrivanie su rulli e arredi riconfigurabili, per persone sedute alle scrivanie e altre in videoconferenza.

Tutto ormai si basa sul principio di ottenere una settimana lavorativa più flessibile: tre giorni in ufficio e due giorni dove le persone pensano di lavorare meglio. Poiché il tempo in ufficio sarà incentrato sulla collaborazione, le aree e le funzioni devono aiutare a decidere quando i team si riuniranno in ufficio. Ciò porta ad avere più scelta su dove lavorare:

Il lavoro a distanza potrebbe genera più flessibilità nella vita delle persone: dovrà cambiare il senso della settimana lavorativa (su 4 o 5 giorni, ma non necessariamente lunedì-venerdì).

Questo approccio necessita una riorganizzazione molto profonda degli obiettivi e del (presunto) controllo del lavoro.

Siamo pronti per un futuro come questo?

Noi ti possiamo aiutare!

L’atteggiamento

Competenze e lavoro duro sono sicuramente due fattori che possono portare le aziende a performare al meglio. Durante il confronto con un collega, abbiamo discusso di come l’atteggiamento delle persone sia un punto cruciale nel favorire l’apprendimento e la propensione alla fatica che le attività quotidiane ci propongono. Ci è stata rivolta un’obiezione legata alla cultura differente dei diversi paesi in cui l’azienda opera.

Abbiamo provato a spiegarlo ai manager di questa azienda in modo “matematico” ed “internazionale”.

Se:

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

=

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26

Allora:

knowledge = K+N+O+W+L+E+D+G+E = 11+14+15+23+12+5+4+7+5 = 96

hard work = H+A+R+D+W+O+R+K = 8+1+18+4+23+15+18+11 = 98

In entrambi i casi si ottengono valori elevati, ma non fanno, anche se per poco, 100.

Se consideriamo:

attitude = A+T+T+I+T+U+D+E = 1+20+20+9+20+21+4+5 = 100

Sarà una coincidenza, ma, molto spesso, l’atteggiamento delle persone modifica radicalmente le performance e ciò che può sembrare a prima vista difficile e complesso, quindi demoralizzante, può diventare uno stimolo a mettere in campo competenze e lavoro duro per superare la difficoltà.

Molto è questione di approccio e atteggiamento: la positività, come la negatività nel presentare le cose, influenzano il nostro modo di agire. Una mela marcia, fa lentamente marcire tutte le altre.

Misuriamo il clima aziendale: far cambiare atteggiamento alle persone significa migliorare le performance. Sono le persone che fanno i numeri dell’azienda!

Occupiamoci dei nostri collaboratori e il business crescerà.

Pianificazione della produzione

Consegnare nei tempi concordati il materiale ordinato dal cliente è una richiesta ovvia di efficienza. Ottenere questo risultato è tutt’altro che scontato, poiché, per arrivare all’obiettivo, è necessaria un’organizzazione molto efficiente ed efficace, una precisione nei dati legati al ciclo produttivo dell’azienda, un sistema di programmazione delle fasi lavorative di facile consultazione e gestione ed una catena di fornitura flessibile, regolata e molto reattiva.

Il primo punto fondamentale è avere un sistema di pianificazione della produzione facile, intuitivo e flessibile. Troppo spesso mi trovo a dover affrontare l’argomento partendo da un foglio di calcolo: Excel è uno strumento davvero potente, ma richiede buone conoscenze per poterlo utilizzare al meglio e una buona dose di tempo per manutenzione, inserimento dati e aggiornamento.

Pianificare le lavorazioni attraverso un sistema MRP/MPS consente di avere un output rapido che permette la correzione della proposta in tempi ridotti. Il suo aggiornamento è legato al lavoro di molte persone e non di una sola, distribuendo le attività e facilitando il controllo.

Il foglio di calcolo è un punto di partenza ma non certo quello di arrivo. Oggi, nel 2024, è inaccettabile non disporre di un sistema automatizzato ed ottimizzato di pianificazione.

Purtroppo non tutti i sistemi ERP lavorano bene e sono nati per fare questo processo.

Per quanto semplice e intuitivo, un sistema MRP ha dietro logiche di funzionamento che tengono conto di molti fattori (dal magazzino, agli ordini in essere, dalle scorte al WIP, …). Analogamente, un output di facile lettura è tutt’altro che scontato: diverso risultato si ottiene leggendo una tabella rispetto ad un diagramma di Gantt.

Occorre ricordare che tutti i sistemi MRP lavorano a capacità infinita: se si vuole scendere verso un sistema più dettagliato a capacità finita, il lavoro è molto più complesso. Alla base di tutto, ci sono i dati inseriti per il calcolo: devono essere accurati e precisi per garantire l’affidabilità dell’output.

Ho avuto modo di provare ad utilizzare molti ERP ma davvero pochi (ad oggi 2 soltanto), mi hanno fornito un sistema di pianificazione facile ed intuitivo.

Non sottovalutate il sistema di pianificazione: sicuramente il costo può essere elevato, ma garantisce la possibilità di organizzare la produzione e i fornitori/terzisti in modo molto facile ed efficace, consentendo all’azienda notevoli risparmi di tempo. Oggi è un aiuto imprescindibile.

L’importanza di una Vision Aziendale Condivisa tra i Soci

Nel mondo degli affari, una delle chiavi fondamentali per il successo di un’impresa è avere una vision aziendale chiara e condivisa tra tutti i soci. In più occasioni, facendo analizzare l’azienda al board o ai soci, mi sono ritrovato ad raccogliere risultati molto diversi tra loro, come se le persone lavorassero in aziende differenti. Ma perché è così cruciale avere la stessa vision?

1. Allineamento Strategico: Una vision condivisa funge da bussola per l’azienda, orientando tutte le decisioni strategiche verso un obiettivo comune. Quando tutti i soci sono allineati su una stessa vision, è più facile definire le priorità, pianificare a lungo termine e prendere decisioni coerenti che contribuiscano alla crescita sostenibile dell’azienda.

2. Sinergia e Collaborazione: Un ambiente in cui tutti i soci condividono la stessa vision favorisce la sinergia e la collaborazione. Con obiettivi chiari e condivisi, i soci possono lavorare insieme in modo più efficace, riducendo i conflitti e migliorando la comunicazione. Questo permette di affrontare le sfide con un fronte unito, sfruttando al meglio le competenze e le risorse di ciascun socio.

3. Motivazione e Coinvolgimento: Una vision ispiratrice può motivare e coinvolgere non solo i soci, ma anche tutti i membri del team. Sapere di lavorare per un obiettivo comune più grande può aumentare il senso di appartenenza e l’entusiasmo, spingendo tutti a dare il massimo e a contribuire attivamente al successo dell’azienda.

4. Fiducia e Coerenza: La fiducia tra i soci è essenziale per la stabilità di qualsiasi impresa. Condividere la stessa vision rafforza questa fiducia, poiché ogni socio sa che gli altri sono impegnati verso gli stessi obiettivi. Questo crea un ambiente di lavoro più coerente e stabile, riducendo l’incertezza e il rischio di disaccordi distruttivi.

5. Immagine e Reputazione: Una vision condivisa contribuisce anche a costruire un’immagine aziendale forte e coerente. Quando l’azienda comunica una vision chiara e tutti i soci sono allineati su di essa, il messaggio che arriva ai clienti, ai partner e agli investitori è molto più potente e credibile. Questo può migliorare la reputazione dell’azienda e aumentare la fiducia del mercato.

In conclusione, avere una vision aziendale condivisa tra i soci non è solo un vantaggio strategico, ma una necessità per costruire una base solida su cui far crescere e prosperare l’azienda. La chiarezza di intenti, l’unità di azione e la coerenza comunicativa sono elementi che possono fare la differenza tra un’azienda che sopravvive e una che eccelle.

Chi deve scegliere quale ERP deve essere utilizzato in azienda?

Il sistema ERP

Molto spesso mi viene detto che il “gestionale” aziendale è stato scelto dal CEO (o direttore generale) e dal CFO. Solitamente, il primo non lo utilizza direttamente, ma ne riceve i risultati sotto forma di dashboard che consulta per poter prendere decisioni. Il secondo, invece, si limita a guardare la parte relativa alla gestione documentale (ordini, bolle, fatture), alle anagrafiche (spesso dei clienti e fornitori, quasi mai degli articoli) e nulla più.

La gestione del magazzino, della produzione, l’MRP, il CRM, le distinte basi, che sono il cuore del sistema, vengono “consegnati” come dato di fatto a chi poi si deve occupare di far funzionare il tutto.

Ciò porta ad una serie di problemi che sfociano in programmi “paralleli” installati per gestire l’avanzamento della produzione, i carichi di magazzino, il CRM stesso. Con conseguenti difficoltà nella condivisione dei dati. La gestione di più programmi che devono integrarsi e comunicare in modo bidirezionale è, spesso, complessa e non sempre funziona in modo corretto.

La scelta di un ERP deve passare al vaglio di chi deve gestire carichi e scarichi in produzione e magazzino, chi deve costruire distinte basi e ciclo di lavoro per permettere la corretta pianificazione della produzione, dei terzisti ed i sistemi di approvvigionamento del materiale (MRP).

Un ERP è in grado di fornire informazioni molto precise e dettagliate per la definizione puntuale della contabilità industriale: integrando un sistema di contabilità analitica, è possibile avere un cruscotto per il controllo di gestione completamente integrato.

Da non sottovalutare, infine, la facilità d’uso, l’intuitività e l’interpretabilità delle informazioni: leggere una pianificazione della produzione attraverso una tabella contenente date, quantità, reparti, numeri d’ordine, ecc., è molto più complesso di un diagramma di Gantt. Analogamente, la possibilità di analizzare i dati con un sistema integrato di business intelligence o la costruzione di report mediante l’uso di cubi di OLAP, può fornire un grande aiuto senza dover avere innumerevoli file creati ad hoc ma fuori sistema.

L’ERP, oggi praticamente indispensabile, deve aiutare gli utenti a ricavare informazioni e non impegnare risorse nel data entry o nella ricerca dei dati. Ho visto molti sistemi funzionare benissimo durante le DEMO, ma, poi, molto pochi sono davvero facilmente usufruibili.

Lezioni da apprendere e tenere sempre ben presenti!

Recentemente mi sono imbattuto, da appassionato di auto, in un articolo nel quale si descriveva la festa per i 60 anni di Lamborghini Automobili. Il succo della storia evidenziava che la Casa di Sant’Agata Bolognese fu fondata da Ferruccio Lamborghini come “rivincita” nei confronti di Enzo Ferrari. Un costruttore di trattori “contro” un costruttore di Supersportive per eccellenza.

L’impegno ed il duro lavoro, la volontà di riuscire, il credere in un’idea ed investire il proprio tempo in modo saggio ed oculato, possono aiutarci a portare avanti un progetto che sia anche ambizioso. E’ sempre bene non sottovalutare le proprie capacità e, più in generale, nessuno deve essere sottovalutato. Il fallimento è parte integrante della sfida. Non bisogna avere paura di fallire, ma occorre sapere bene come rimediare ed imparare dai propri errori, come fece Ferruccio Lamborghini. L’importante è non smettere di tentare.

Reinventarsi un lavoro perché ci si è trovati davanti alla chiusura dell’azienda è difficile ma non impossibile. Nel 2016 mi è successa una cosa simile e mi sono dovuto reiventare a 44 anni. Prima di me lo ha fatto mio suocero nel 2012 a 64 anni. L’età è solo un numero: Harland Sanders ed il suo socio Pete Harman hanno fondato la KFC (Kentucky Fried Chicken) a 65 anni. Il fondatore di Alibaba ha smesso di lavorare a 55 anni.

Enzo Ferrari non era un genio: se è sempre circondato di persone molto brave (spesso più brave di lui). Questo è un grande fattore di successo: avere le persone giuste con cui lavorare per crescere tutti insieme. Nel mio precedente impiego ho imparato che i concorrenti non devono per forza essere combattuti: a volte è meglio averli come alleati per rendere la competizione equilibrata.

Il mercato è in continua evoluzione ed è sempre più rapida e repentina: occorre guardare al progresso cercando di innovare e rinnovare le proprie strategie. Nokia e Blockbuster ci insegnano che, per rimanere competitivi, il cambiamento è obbligatorio. Occorre prendersi dei rischi ed accettare le trasformazioni, facendole proprie.

L’intelligenza artificiale, l’auto elettrica, il motore all’idrogeno, le batterie allo stato solido, il lavoro da remoto, la digitalizzazione sono le attuali rivoluzioni che ci obbligheranno ad adattarci alla novità.

Siamo pronti a queste nuove sfide?

Navigando nell’Incertezza dell’Innovazione

In questi giorni mi sto confrontando con i tre soci di un’azienda che sta attraversando un periodo di difficoltà. Il board ha vagliato una serie di ipotesi di differenziazione del business ma non sanno quale investimento potrà essere quello vincente.

Nel mondo affascinante e spesso imprevedibile degli affari, gli imprenditori si trovano a fronteggiare il rischio intrinseco legato all’impossibilità di prevedere con certezza il successo di un’idea imprenditoriale. Mentre l’innovazione è un motore fondamentale per lo sviluppo economico, è anche vero che molte idee, anche brillanti, possono incontrare ostacoli insormontabili. In questo contesto, è cruciale comprendere e gestire il rischio di impresa con saggezza.

L’incapacità di prevedere il successo di un’idea imprenditoriale sottolinea l’importanza di abbracciare l’incertezza come parte integrante del percorso imprenditoriale. Il successo di un’idea dipende da una molteplicità di variabili, molte delle quali sono al di fuori del controllo dell’imprenditore. Il mercato, le tendenze economiche, la concorrenza e i fattori socio-culturali sono solo alcune delle molteplici influenze che possono modellare il destino di un’impresa.

Un elemento chiave nel gestire il rischio è la flessibilità. Gli imprenditori di successo sono capaci di adattarsi alle mutevoli circostanze e di modificare la propria strategia di conseguenza. Questa capacità di adeguamento è fondamentale quando si tratta di rispondere ai feedback del mercato, anticipare i cambiamenti nelle esigenze dei clienti e adattarsi alle nuove sfide emergenti.

Un altro aspetto da considerare è la validazione del concetto. Prima di investire risorse significative, gli imprenditori possono ridurre il rischio effettuando test e ricerche di mercato per verificare la validità della propria idea. Il feedback tempestivo può aiutare a identificare eventuali criticità e a effettuare correzioni prima che siano investite risorse considerevoli.

La diversificazione delle fonti di finanziamento è un ulteriore stratagemma per mitigare il rischio imprenditoriale. Relying su una singola fonte di finanziamento può essere rischioso; diversificare le fonti di investimento può offrire una maggiore stabilità finanziaria e ridurre l’impatto di eventuali insuccessi.

Infine, la resilienza emotiva è essenziale per affrontare il rischio imprenditoriale. Il percorso imprenditoriale è caratterizzato da alti e bassi, e la capacità di gestire lo stress e apprendere dalle sfide è fondamentale per il successo a lungo termine.

In sintesi, mentre il rischio imprenditoriale è inevitabile, gli imprenditori saggi sono coloro che lo comprendono, lo accettano e adottano strategie per mitigarlo. Attraverso la flessibilità, la validazione del concetto, la diversificazione finanziaria e la resilienza emotiva, gli imprenditori possono affrontare l’incertezza con fiducia e prosperare in un ambiente imprenditoriale sempre mutevole.

Voi avete strumenti che vi consentono di calcolare il rischio, simulare scenari, verificare l’impatto a breve, medio e lungo termine di un investimento?

Creare un ambiente di lavoro ideale: le chiavi per trattenere e attrarre talenti

Durante una discussione con un imprenditore, è uscito il tema del turnover aziendale legato “all’umore” dei collaboratori.

In un mondo del lavoro sempre più competitivo, le aziende si trovano ad affrontare la sfida di non solo attrarre talenti giovani e ambiziosi, ma anche di mantenere soddisfatti e motivati i propri dipendenti. Un ambiente di lavoro positivo e stimolante è fondamentale per raggiungere questo obiettivo. Vediamo quali sono le caratteristiche chiave che un’azienda dovrebbe avere per creare un luogo in cui i dipendenti si sentano bene e dove i talenti emergenti desiderino costruire la propria carriera. Sono emersi 6 punti chiave.

Cultura aziendale coinvolgente: una cultura aziendale forte e positiva è il cuore di un ambiente di lavoro soddisfacente. Le aziende che promuovono valori come l’integrità, la collaborazione e l’innovazione creano un senso di appartenenza tra i dipendenti. La trasparenza e la comunicazione aperta sono essenziali per costruire fiducia e coinvolgimento.

Sviluppo professionale: i talenti emergenti sono spinti da una sete di crescita professionale. Le aziende che offrono opportunità di formazione e sviluppo continuo dimostrano un impegno verso la crescita dei propri dipendenti. Programmi di mentorship, corsi di formazione e la possibilità di partecipare a progetti stimolanti sono elementi fondamentali per mantenere alta la motivazione dei collaboratori.

Equilibrio tra lavoro e vita personale: la consapevolezza dell’importanza di un equilibrio tra lavoro e vita personale è sempre più diffusa. Le aziende che implementano politiche flessibili, promuovono il telelavoro e incoraggiano la gestione consapevole del tempo dimostrano attenzione al benessere dei propri dipendenti, creando un ambiente in cui possono prosperare professionalmente e personalmente.

Riconoscimento e ricompense: l’apprezzamento del lavoro svolto è fondamentale per mantenere alta la motivazione. Aziende che implementano sistemi di riconoscimento, premi e incentivi creano un ambiente in cui i dipendenti si sentono valorizzati e incentivati a dare il massimo.

Ambiente fisico e tecnologico moderno: un ambiente di lavoro moderno, dotato delle ultime tecnologie e infrastrutture ergonomiche, mostra un impegno verso l’innovazione e la qualità. Questo non solo rende il lavoro più efficiente ma mostra anche alle nuove generazioni che l’azienda è all’avanguardia e pronta ad abbracciare il futuro.

Diversità e Inclusione: un ambiente di lavoro che abbraccia la diversità e promuove l’inclusione crea un terreno fertile per idee creative e prospettive variegate. Le aziende che investono nell’equità di genere, nell’uguaglianza e nell’ambiente di lavoro inclusivo attraggono talenti che cercano un luogo in cui sentirsi accettati e apprezzati.

In conclusione, le aziende che integrano queste caratteristiche nel loro DNA sono più propense a trattenere i propri dipendenti e ad attirare nuovi talenti. Offrendo un ambiente di lavoro coinvolgente, incentrato sullo sviluppo professionale e il benessere, le aziende possono emergere come leader del settore e creare un circolo virtuoso di successo.

Costruire un’azienda così richiede tempo, energie, investimenti, strumenti, visione, cultura e coraggio.

Come Scegliere un Consulente di Organizzazione Aziendale (prima puntata)

Scegliere un consulente di organizzazione aziendale può essere un passo cruciale per migliorare l’efficienza e la produttività della tua azienda. La scelta del consulente giusto può fare la differenza tra un progetto di successo e uno fallimentare. Dopo la presentazione dei risultati scaturiti dall’analisi dei processi e dall’implementazione delle modifiche, durante il pranzo, un imprenditore mi ha confidato che, ha deciso di affidarsi al nostro team dopo aver sovvertito l’ordine dei criteri che ha sempre utilizzato. Incuriosito, gli ho chiesto come si è mosso.

Ecco che cosa mi ha risposto.

“Solitamente ho 9 punti che analizzo in questo ordine:

  1. Esperienza e Competenza
  2. Referenze e Reputazione
  3. Approccio Metodologico
  4. Risultati Misurabili
  5. Costo e Valore
  6. Tempistiche e Disponibilità
  7. Flessibilità e Adattabilità
  8. Compatibilità Culturale
  9. Capacità di Comunicazione

Questa volta sono partito dal fondo e sono risalito: paradossalmente, il risultato è stato molto migliore sotto tutti i punti di vista. In particolare, questa volta, l’aspetto più preponderante che mi ha convinto è stato il grado elevato di coinvolgimento dei miei collaboratori e la quasi totale mancanza di opposizione da parte loro nei confronti del cambiamento proposto. Il fatto di aver parlato singolarmente con le persone, chiesto quali aspettative e vantaggi si prefigurassero, presentato loro i potenziali benefici, affiancati nell’implementazione di ciò che loro stessi avevano suggerito, ha permesso loro di trasformarsi in attori del cambiamento e non spettatori di qualcosa calato dall’alto.”

Il consulente deve essere in grado di supportare efficacemente l’azienda nel raggiungimento dei suoi obiettivi di crescita e miglioramento.