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Fabio Genellina
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Archivio: 2 Settembre 2026

CANDIDATEVI!

Di recente, con una collega, abbiamo aperto una ricerca per figure junior: il risultato è stato sconfortante.
C’è un fenomeno diffuso, ma poco discusso: candidarsi a un lavoro senza avere davvero le skill richieste.
Non il classico gap colmabile. Parlo di uno scostamento reale tra ciò che il ruolo richiede e ciò che la persona sa fare.
Il problema non emerge in fase di candidatura, né durante il colloquio. Spesso esplode dopo, quando la persona è già inserita e iniziano ad arrivare i task. All’inizio c’è entusiasmo, poi arrivano i primi segnali: difficoltà a partire, bisogno continuo di supporto, risposte poco concrete. Progressivamente subentra una sensazione di esposizione. E da lì, lo stress.
Si attivano meccanismi di difesa: si rimanda, si semplifica, si prova a “coprire”. Oppure si compensa al contrario, parlando molto e promettendo più di quanto si riesca a sostenere. Nel frattempo, il team assorbe inefficienze e le aspettative si disallineano.
Durante il colloquio, questi segnali sono spesso già presenti, ma in forma più sottile: risposte generiche, pochi esempi concreti, spostamento sulle soft skill. Non sempre è malafede, anzi. Spesso è una combinazione di ambizione e sottovalutazione del gap.
Il punto interessante è che questa dinamica potrebbe essere evitata con più chiarezza da entrambe le parti. Un candidato dovrebbe avere la lucidità di dichiarare il proprio livello reale. Un recruiter dovrebbe rendere esplicito cosa significa, operativamente, “essere pronti” per quel ruolo.
Perché candidarsi senza le skill può sembrare un’opportunità. Ma troppo spesso si trasforma in un’esperienza ad alto stress e basso valore, per tutti.

A voi quante volte capita?