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Fabio Genellina
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Ancora il business plan?

Lug 31, 2026 Business

Negli ultimi giorni ho letto con attenzione la Survey 2025 dell’Osservatorio TEA sull’automotive italiano.

Tra i molti dati rilevanti, uno in particolare merita una riflessione profonda:

  • Circa il 40% delle imprese non redige un business plan formale
  • Quasi il 60% si autofinanzia

In un settore che affronta:
– transizione tecnologica
– elettrificazione
– pressioni competitive globali
– riduzione attesa dell’occupazione (-4,9% nel triennio)

la pianificazione strategica non può essere un optional.

E qui emerge una criticità che riscontro spesso anche al di fuori dell’automotive: il business plan viene ancora percepito come un documento “per la banca”, non come uno strumento di governo.

Senza una pianificazione formale:

  • le scelte di investimento diventano reattive
  • l’innovazione viene rinviata
  • l’accesso al capitale resta complesso
  • la visione industriale si accorcia

Non è un caso che il report parli di “struttura finanziaria rigida e scarsa pianificazione”

In uno scenario di trasformazione radicale, il vero rischio non è sbagliare direzione.
È non sceglierne una.

Il business plan non è un esercizio burocratico.
È il luogo in cui un’impresa decide chi vuole essere tra tre anni.

Forse oggi la vera innovazione non è solo tecnologica.
È culturale.

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